Nuove regole per la legge fallimentare la “RIFORMA” detta nuove regole e nuovi parametri

Come si ricorderà nello scorso mese di gennaio il governo ha approvato un Decreto legislativo recante la nuova disciplina delle crisi d’impresa e di insolvenza, in attuazione della legge delega.

Nello schema di decreto vi figurano anche delle novità in materia di nomina dell’organo di controllo o del revisore nelle Srl.

Il neo provvedimento prevede il riordino della disciplina delle procedure concorsuali, regolate dall’attuale Legge Fallimentare, e di quella delle crisi da sovraindebitamento.

Tutto questo per consentire alle imprese in difficoltà finanziarie di accedere a soluzioni che consentano di mantenere continuità aziendale e livelli occupazionali, oltre, ovviamente, di tenere conto delle ragioni dei creditori.

 Tra le novità:

➢ forse la più significativa, l’estensione dell’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore alle s.r.l. che per due esercizi consecutivi abbiano superato i nuovi limiti indicati dall’art. 2435-bis c.c.;

➢ la sostituzione della procedura del fallimento con la “liquidazione giudiziale”;

➢ l’introduzione di specifici obblighi e assetti organizzativi nonché misure di allerta per anticipare i segnali di crisi.

Questi i punti salienti delle modifiche introdotte con la riforma:

➢ sostituzione del termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” così come avviene in altri Paesi europei;

➢ introduzione di un sistema di allerta finalizzato a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;

➢ priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando la continuità aziendale;

 ➢ tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, vengono preferite delle procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;

 ➢ istituzione presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione.

Riforma dell’organo di controllo nelle S.r.l.

Il neo provvedimento procede:

 ➢ alla definizione di nuovi limiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata di cui all’art 2435 bis c.c.; ➢ all’adeguamento dell’art. 2477 c.c. commi 3 e 4, in materia di nomina dell’organo di controllo o del revisore nelle srl. del 13/2/2019 –

Le nuove soglie sono:

➢ totale attivo: due milioni (in precedenza 4.400.000 euro);

➢ ricavi delle vendite e delle prestazioni: due milioni (in precedenza 8.800.000 euro);

➢ dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità (in precedenza 50 unità).

Sono soggetti alla nomina dell’organo di controllo le Srl che abbiano superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei suddetti limiti.

L’obbligo viene a cessare quando, per tre esercizi consecutivi (in precedenza due), non venga superato alcuno dei predetti limiti.

Il termine entro il quale le Srl già costituite dovranno nominare l’organo di controllo o il revisore e se necessario, uniformare gli statuti alle nuove disposizioni è nove mesi decorrenti dal 30° giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale.

Liquidazione giudiziale

Sul piano soggettivo, la nuova procedura di liquidazione si applica nei confronti dei soggetti che svolgono attività commerciali, ad eccezione delle imprese minori, ossia di quelle imprese che non raggiungono le soglie dimensionali di attivo patrimoniale, ricavi e indebitamento, e delle imprese che svolgono attività agricola.

Per queste due categorie di imprese, infatti, sussiste una specifica procedura semplificata, c.d. “liquidazione controllata del sovraindebitamento”.

La nuova procedura di liquidazione giudiziale potrebbe poi concludersi con un concordato (in luogo del concordato fallimentare), qualora la proposta sia supportata da ulteriori risorse, che la rendano più vantaggiosa per i creditori rispetto all’ordinaria liquidazione. Resta invariata, invece, la legittimazione alla presentazione della proposta, spettante sia ai creditori sia ai terzi interessati e allo stesso debitore. Inoltre, viene consentito anche al collegio sindacale e al sindaco unico richiedere direttamente la liquidazione giudiziale della società.

Concordato in continuità

 Al fine di tutelare la continuità aziendale e di salvaguardare i livelli occupazionali, oltre che garantire il soddisfacimento dei creditori, con la riforma viene ampliato il ricorso al concordato in continuità, con la predisposizione di un piano che consenta:

➢ la prosecuzione diretta dell’attività aziendale in capo all’imprenditore che presenti la domanda;

 ➢ la continuazione indiretta, laddove la gestione aziendale venga attribuita ad un soggetto diverso, mediante cessione d’azienda, usufrutto, oppure affitto, anche anteriormente alla presentazione del ricorso, subordinata contrattualmente alla previsione che il terzo mantenga o riassuma un numero di lavoratori pari al 30% di quelli in forza al deposito del piano per i successivi due anni.

Procedure di allerta delle crisi

 Il nuovo codice delle crisi d’impresa e dell’insolvenza introduce delle particolari misure di allerta, che devono essere azionate dall’organo di controllo della società, volte a individuare e segnalare l’esistenza di fondati indizi di crisi.

L’ambito di applicazione delle misure è circoscritto alle PMI, ai sensi della definizione comunitaria (Raccomandazione 2003/361/CE), ossia alle imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro o totale attivo di bilancio inferiore a 43 milioni.

In particolare, viene disposto che:

➢ l’imprenditore individuale adotti misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assuma senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte;

➢ l’imprenditore collettivo adotti un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’art. 2086 c.c., ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative.

Tra le misure di allerta emergono sia gli obblighi di segnalazione degli indizi di crisi, a carico di soggetti qualificati, sia gli obblighi organizzativi a carico dell’imprenditore. Le imprese dovranno, pertanto, istituire un adeguato assetto organizzativo, amministrativo e contabile, funzionale alla rilevazione tempestiva dei segnali di crisi, nonché attivarsi per l’attuazione di uno degli strumenti previsti dal nuovo ordinamento per la risoluzione della crisi.

In particolare, l’impresa dovrà attivare e/o implementare strumenti di autodiagnosi interna, che vadano al di là degli obblighi di redazione del bilancio e di tenuta di una contabilità aggiornata e puntuale, e in grado di cogliere eventuali segnali di crisi.

Obblighi di segnalazione

A tali fini, l’organo di controllo e il revisore dovranno monitorare lo “stato di salute” della società, avvisando gli amministratori nel caso ci siano fondati indizi di crisi. In tal senso, le nuove disposizioni prevedono la misurazione dei parametri chiave per assicurare all’impresa la continuità aziendale, sia attraverso l’impiego della contabilità aggiornata sia mediante strumenti extracontabili atti a misurare la capacità di generare flussi di cassa, la sostenibilità del debito, la redditività, e così via.

L’organo di controllo ed il revisore si dovranno attivare, nel caso di omissione da parte degli amministratori, informando l’organismo di composizione delle crisi istituito presso le CCIAA competenti.

Viene, inoltre, introdotta una procedura di segnalazione esterna per alcuni creditori qualificati, quali Agenzia delle entrate, Agente della riscossione, INPS, in presenza di debiti di importo rilevante.

 

 

L’esposizione debitoria viene ritenuta d’importo rilevante:

➢ per l’Agenzia delle entrate, quando l’ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’Iva, sia pari ad almeno il 30% dei volume d’affari del medesimo periodo e sopra € 25.000,00 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a 2.000.000 di euro (nonché sopra € 50.000,00 per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a € 10.000.000,00, non inferiore a € 100.000,00, per volume d’affari risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente oltre € 10.000.000,00);

➢ per l’INPS, quando il debitore è in ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell’anno precedente e superiore alla soglia di euro 50.000; ➢ per l’agente della riscossione, quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del codice, autodichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre 90 giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000.

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